#PeopleAtTheConcert 3 – Father & Daughter

Terza ed ultima foto, della serie #peopleattheconcertche vi voglio presentare è “Father & Daugher”: un momento tenero su cui c’è poco da argomentare ma, per quanto mi riguarda, tanto da immedesimarsi. 🙂

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©Dellabrù – #PeopleAtTheConcert -Father & Daughter

#PeopleAtTheConcert 2 – The Message

Questa è la seconda foto di #peopleattheconcert . La ragazza protagonista ha passato molto tempo a messaggiarsi con qualcuno su Whatsapp (credo).

Ad un certo punto, quel “qualcuno” le ha inviato qualcosa che ha provocato quell’espressione, per la quale devo assolutamente ringraziarlo! 🙂

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©Dellabrù – #PeopleAtTheConcert – The Message

#PeopleAtTheConcert – The Selfie

Cosa si fa generalmente ad un concerto con una macchina fotografica?

Si fotografa la gente, ovviamente! 🙂 Da qui #peopleattheconcert!

Il primo di cinque scatti vede come protagoniste due giovani ragazze che si divertono a scattarsi dei selfie puntando molto su pose sexy e sguardi ammiccanti: io le ho trovate divertenti ed ho dovuto immortalarle!

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©Dellabrù – #PeopleAtTheConcert – The Selfie

Pensieri #9 – poesia “La metà”

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La Metà

Mi compongo di elementi lasciati a metà:
Esperienze, Passioni,
Speranze, Illusioni.

Sospesi restano là dove li ho conosciuti, apprezzati,
amati, abbandonati.

Poi ho visto te,
Occhi fra gli occhi,
la metà dei miei.

Tutto è chiaro
Tutto ha una forma,
Tutto si completa.

Io, sono completa.

Dellabrù 2016

La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo

La Moglie dell'Uomo che viaggiava nel tempo

“La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo” di A. Niffenegger – Ed. Mondadori

In “La moglie dell’Uomo che viaggiava nel tempo”, scritto da Audrey Niffenegger, ho conosciuto Clare ed Henry e la loro meravigliosa storia.
Henry è il primo uomo affetto da una alquanto bizzarra malattia legata al DNA: la cronoalterazione. Più nel dettaglio lui è un PCD, una persona cronologicamente disorientata.
Cronoalterazione? PCD? Di che diavolo sta parlando? Vi starete chiedendo.
Tranquilli, inutile precipitarsi su Google perché la ricerca vi riporterebbe a questo romanzo, visto che è pura invenzione dall’autrice! Beh, poi, se siete PCD o conoscete qualcuno che lo è, fatevi avanti! 🙂

 A causa della cronoalterazione, Henry viaggia nel tempo: sia nel passato che nel futuro. Figo! Penserete! Hmm, forse, ma non è tutto oro quello che luccica…
La malattia di Henry, non ha nulla a che fare con i viaggi di
Tim, il protagonista di “Questione di Tempo”, oppure con la macchina di M. J. Fox in “Ritorno al Futuro”. La cronoalterazione, infatti, non dà a Henry possibilità di scelta su quando, dove e come: non è lui, a decidere se andare nel passato o nel futuro; non è lui a decidere il momento storico o l’evento; non è lui a decidere in che condizioni; e, per finire, non è semplice comprendere il perché di tutto questo.

Sebbene, da una parte, questi viaggi nel tempo comportino piacevoli sorprese, come conoscere una bambina di sei anni tutta pepe che, nel futuro, incontrerà e diventerà sua moglie: Clare. Oppure, di conoscere Alba, il frutto del loro amore, prima ancora della sua nascita. Dall’altra parte, Henry, quando viaggia si ritrova sempre completamente nudo, dovunque lui appaia (a prescindere dall’epoca, dal luogo e, ancora peggio, dalle condizioni meteorologiche); rivive spesso eventi che è già stato duro affrontare una volta (eventi che fra l’altro non può modificare); viene a conoscenza di fatti che, per quanto gli permetteranno di prepararsi, sono affatto piacevoli da scoprire.

Il romanzo è strutturato a due voci. Sono proprio Henry e Clare a raccontare la loro storia d’amore e di “tempo”. Un tempo che nel presente di Clare diventa difficile da sopportare quando Henry sta via da lei anche per giorni. In realtà, è tempo rubato al presente, ma che Henry, spesso, sta trascorrendo con la Clare bambina o adolescente.

Sui “viaggi nel tempo” si è scritto tanto per cui potrebbe sembrare un argomento poco originale. È proprio qui che sta la bravura dell’autrice che ha rielaborato trame e personaggi creando qualcosa di unico. Così come è unica la semplicità con cui Audrey Niffenegger è riuscita a catapultarmi insieme ad Henry e Clare da un periodo all’altro senza crearmi confusione e senza che qualcosa mi sfuggisse o fosse poco chiara; nonostante, fra l’altro, la storia fosse ricca di eventi e di personaggi. Questa fluidità mi ha permesso di vivere intensamente la loro vita, le loro emozioni, i loro scontri, il loro strano ed intenso amore. Del resto si può parlare di normalità quando si parla dell’amore?

The_Time_Traveler's_Wife_film_posterMentre leggevo il romanzo, ho scoperto che su Henry e Clare è stato girato anche un film, così, finita la lettura, mi sono precipitata a vederlo nonostante le perplessità legate alla fitta trama. Gli attori sono stati, a mio avviso, scelti molto bene: Henry è interpretato da Eric Bana. Clare, invece, da Rachel McAdams; protagonista, fra l’altro, del già citato “Questione di Tempo”.

Credo sia quasi impossibile trovare un film all’altezza del libro da cui è tratto: sarà sempre la nostra immaginazione, il nostro punto di vista, a confronto con l’immaginazione ed il punto di vista di un regista e di uno sceneggiatore (forse qualcosa cambierebbe se l’autore del romanzo fosse sia lo sceneggiatore che il regista). Questa premessa per dirvi che ho preferito il libro; tuttavia, il film non mi è dispiaciuto. Ho però avuto voglia di schiaffeggiare chi ha pensato di cambiarne il titolo originale. È una cazzata tutta italiana che non riesco davvero a comprendere!
Suona così poetico: “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”; come si fa a dargli un titolo come “Un amore all’improvviso”, che fa tanto commediola americana? Per carità, io sono una della prime a guardarle, ma questo libro e questo film con la commediola americana non hanno nulla a che fare!

Henry, Clare, mi mancherete e non tingerò i miei capelli di rosso, come ha fatto Audrey Niffenegger una volta finito il libro per dire “addio” a Clare (che è una rossa naturale), solo perché il rosso è un colore che già scelto diversi anni fa. 🙂

Voto (al romanzo): 9

Henry:

<<Mi sento come un naufrago, l’ultimo membro di una specie una volta numerosa. Come se, appena scoperta l’impronta rivelatrice sulla spiaggia, Robinson Crusoe avesse capito subito che si trattava soltanto della propria. Me stesso, piccolo come una foglia, trasparente come l’acqua, incomincia a piangere. Lo abbraccio, mi abbraccio a lungo>>.

Clare:

Henry dice di venire dal futuro. Quand’ero piccola non ci vedevo niente di strano, non avevo idea di cosa volesse dire. Ora mi domando se significa che il futuro è un luogo, o qualcosa di simile dove poter andare: come andare in una direzione in modo inverso dall’invecchiare.>>

#Tag: perché è nato il blog

tagÈ la prima volta che vengo nominata in un Tag, quindi, devo assolutamente ringraziare Aspirante Runner per averlo fatto in questo post! 🙂

Regole

  • Nominare l’ideatrice del Tag Carla
  • Ringraziare chi nomina ed utilizzare il logo
  • Nominare 15 blog (non se stessi o chi vi ha nominati, lasciando spazio agli altri) ed avvertirli.
  • Scrivere un post per mostrare il premio.
  • Raccontare, brevemente, com’è nato il proprio blog e dare dei consigli a chi si cimenta da poco.

… Queste sono le mie nomitation:

  1. Un Tocco di Glamour
  2. Vagone Idiota
  3. Signorinarottermeier
  4. Seidicente
  5. Parloditeognigiorno
  6. FlavIa Fisco – Araba Fenice
  7. Agores_sblog italy
  8. Maplesexylove
  9. Giorgia Penzo
  10. Opinionista per caso Viola
  11. Sendeacristina
  12. Strinature di saggezza
  13. Anima Letterari
  14. Shock Anafilattico
  15. Il sabato mattina

 

Perché è nato il blog

Leggere è la mia più grande passione; quella per la scrittura ne è (credo) una conseguenza: quando finisco di leggere un bel romanzo, oltre alla tristezza di perdere quegli “amici” che mi hanno accompagnato fra le pagine della loro storia, c’è sempre il desiderio di poterne scrivere, anch’io, una in grado di regalare queste sensazioni.

Un’idea per il mio primo romanzo ce l’ho già, devo solo trovare il coraggio di mettermi seduta davanti a quel foglio bianco nella “OLIVETTI lettera 32” che mi ha regalato la mia mamma (a sua volta, ricevuta in regalo da mio padre durante il loro fidanzamento) e cominciare a far danzare le ditina sulla tastiera.

Perché la scelta della macchina da scrivere? Forse, perché è cominciato tutto lì quando, a quattordici anni, scrissi una trentina di pagine di un racconto che, poi, non ho mai terminato.
Quando si tratta di scrivere, di raccontarmi, trovo troppo freddo e distante da me il computer; invece, della macchina da scrivere è come se riuscissi a percepirne un’anima. Follia? Forse. Non a caso, però, i redazionali per questo blog non li scrivo mai direttamente al pc; passano prima dalla carta. 🙂

Anche se quello che sembrerebbe rappresentarmi meglio potrebbe essere un quaderno dove raccogliere pensieri o un vecchio diario segreto, lo scorso anno ho deciso di prendere la “via del blog” per provare ad uscire dalle pagine segrete di quel diario e di quel quaderno… ed eccomi qua!

Qualche consiglio per i nuovi blogger –

In questo caso forse non sono la persona più adatta a dare consigli. Concettualmente, ho ben chiaro cosa volevo fare con questo blog, ma non sono ancora riuscita a farlo con costanza e metodo (è quello che mi sono, comunque, ripromessa di fare a Natale in questo breve articolo). Il risultato è un blog ancora poco conosciuto e poco seguito, ma non importa. Questa è il mio spazio, la mia palestra; non devo avere ansia da prestazione o temere giudizi e fraintendimenti. È un modo per capire se quello che scrivo e come lo scrivo può essere apprezzato, condiviso, oppure no.
Ciò che posso consigliare ai nuovi blogger è: buttatevi, seguite il vostro istinto e, anche se non diventerete blogger da milioni di dollari, avrete la certezza di aver fatto qualcosa che vi ha dato modo di esprimervi per quello che siete, senza maschere, senza paura.

In bocca al lupo! 😉

Pensieri #8 – poesia “A stelle spente”

astellespente

A stelle spente

La voce rotta dall’emozione,
eppure fissava solo le stelle.
Mi raccontò di una, una nuova,
che in quanto a luce superava le madri.

Con rammarico,
ammisi di non conoscerle
giacché mai rivolsi sguardo al cielo.
– Perché? – mi chiese.
– Non saprei – risposi.
– Forse, certo di trovarle lì in eterno. –
– E adesso? – disse.

– Oh, ora, non vorrei miglior memoria
a illuminare la mia profonda notte. –

Dellabrù 2016